martedì 29 novembre 2016

Dieselgate: dalle nuove regole sparisce la trasparenza.

Nonostante le promesse, la Commissione europea non chiederà che i test sulle emissioni dei veicoli siano affidati a un ente terzo, distinto sia dalle case automobilistiche sia dagli Stati membri. La nuova rivelazione sul dieselgate arriva dalla bozza di regolamento Ue che sta per essere votata a Bruxelles, documento che il quotidiano britannico Guardian ha potuto leggere in anteprima. Una mossa gattopardesca, quella del ramo esecutivo dell’Unione: le nuove regole di “nuovo” avranno solo la data di approvazione, ma la sostanza non cambia. Un ottimo modo per preparare altri dieselgate, stavolta “legali”.
Lo scenario è questo: per un anno il dieselgate è sembrato un gigantesco scaricabarile, adesso assomiglia più a una scena di quei western dove tutti si puntano contro la pistola e nessuno può fare un passo. Quando scoppiò lo scandalo l’Ue accusava gli Stati membri, che a loro volta accusavano le case automobilistiche (degli altri paesi, non le proprie), che a loro volta sostenevano di non saperne proprio nulla. Ora che bisogna correre ai ripari, cambiando le regole e facendo chiarezza su chi è il controllato e chi il controllore, tutti accusano tutti per evitare di rimanere col cerino in mano.

La Commissione vuole più trasparenza e aveva promesso di delegare i controlli sulle emissioni al Joint Research Centre (JRC), un suo organismo scientifico che non dipende dai singoli Stati. Ma così ci rimettono sia gli Stati che le aziende, che infatti si lamentano. Allora le aziende premono affinché i test facciano capo alle autorità nazionali: gli italiani controllino le marche italiane, i francesi le francesi e così via. Il perché è semplice: questi organismi nazionali sono pagati dalle aziende stesse. Presi nel mezzo, gli Stati cercano di tenere a bada le aziende e fanno la voce grossa con Bruxelles perché danneggiare le proprie aziende equivale a tirarsi la zappa sui piedi. E la Commissione alla fine ha ceduto, togliendo ogni ruolo al JRC.

“Questo stallo scandaloso ha origine dal fatto che i governi nazionali danno priorità agli interessi delle case automobilistiche nazionali, invece che al diritto dei loro cittadini di respirare aria pulita – osserva la portavoce di Transport & Environment Julia Poliscanova – Chi fa le regole nell’Ue è ostaggio dell’industria dell’auto”.

Fonte: http://www.rinnovabili.it





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