domenica 29 novembre 2015

Economia circolare: così le merci non diventano rifiuti

Sull'economia circolare, ovvero le merci che non diventano rifiuti, il Movimento 5 Stelle ha presentato con Paola Nugnes la sua proposta di legge, qui sotto le slide e i 19 punti della proposta.

              

Economia circolare - Paola Nugnes

1. La vera prosperità è basata sulle risorse naturali non su quelle finanziarie Questo sistema non funziona.

2. Ultimo rapporto della BANCA MONDIALE: la produzione dei rifiuti è destinata a raddoppiare a livello mondiale entro il 2025 La gestione dei rifiuti potrà passare da 205 miliardi di dollari a 375 miliardi.

3. Noi europei consumiamo  14 tonnellate di materie prime a testa contro le 5 tonnellate considerate da alcuni importanti studi il limite “tollerabile”  l’utilizzo delle risorse naturali ha avuto una  accelerazione di un fattore 8 nel corso del XX  secolo causando gravi danni ambientali e  l’esaurimento delle risorse naturali a livello mondiale


4. Anche le riserve d’acqua nel mondo si stanno  riducendo velocemente:  • il 20% delle falde è infatti sovra sfruttato e, se  si procede di questo passo, tra 15 anni la  Terra si troverà ad affrontare un calo del 40% della disponibilità  d’acqua dolce. • Le cifre dell’Onu ci dicono che da qui al 2050  la domanda d’acqua aumenterà nel mondo  del 55%.

5. E’ necessario un cambiamento epocale che ci deve allontanare dall'economia neo-classica convenzionale lineare ed infinita per arrivare ad un modello nuovo di coesistenza sul pianeta, inserendo nel concetto di economia altri aspetti oltre a quelli di "mercato", per muoverci verso un economia circolare

6.
Occorre mutuare dal funzionamento degli ecosistemi naturali il ciclo continuo, - le piante sintetizzano sostanze nutritive, - gli erbivori alimentano i carnivori, - i carnivori producono importanti quantità di rifiuti organici, che danno vita a nuove generazioni di vegetali. L'uomo NO. L'uomo produce scarti.

7. Biomimetica = trasferire l'analisi dei processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale "mimare" i meccanismi che governano la natura, che non produce scarti per imparare da essa.

8. Progettare beni pensati per il riuso, la riparazione , il riutilizzo, il Pensare un economia capace di sviluppare sistemi produttivi connessi in rete, quali la simbiosi industriale La simbiosi industriale è uno strumento "relazionale" rivoluzionario, capace di chiudere i cicli delle risorse tramite lo scambio di risorse tra due o più industrie dissimili, intendendo con “risorse” i materiali (sottoprodotti oscarti), ma anche le fonti energetiche, i servizi, le esperienze.

9. la Commissione Europea il 2 luglio 2014 presenta Pacchetto sull’economia circolare: Proposta di Direttiva revisione 6 direttive sui rifiuti, Comunicazione “verso un economia circolare per una Europa a zero rifiuti” intese a sviluppare un’economia più circolare e a promuovere il riciclaggio promuovere un’economia low-carbon in Europa escluso dalla programmazione 2015 per pressioni esercitate da alcune lobby dell’industria dei fossili

10. MA Per rendere l’Europa più competitiva: ridurre la domanda e la dipendenza da materie prime risorse scarse e costose ridurre la domanda e la dipendenza di energia Efficientamento riduzione in produzione rinnovabili (autonomia energetica)

11. L’Europa è lontana dall’obiettivo “vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” del 7° Programma d’azione europeo per l’ambiente Si raccoglie per l’avvio al riciclo solamente il 26% delle materie plastiche immesse al consumo. Circa il 50% della plastica va ancora in discarica e il resto viene incenerito con uno spreco di materia insostenibile. L’aumento dal 26% al 62% della percentuale di riciclo permetterebbe la creazione di oltre 360.000 nuovi posti di lavoro. L’utilizzo di plastiche riciclate al posto di plastiche vergini inoltre consentirebbe notevoli risparmi alle industrie di trasformazione, valutabili in 4,5 Miliardi di Euro/anno 75 miliardi all’anno l’impatto economico delle conseguenze dell’inquinamento ( marino valutato in 13 miliardi) da emissioni di gas serra che avvengono durante l’estrazione e trattamento delle materie prime e dell’inquinamento dell’aria causato dall’incenerimento delle plastiche.

12. L’Italia si colloca al 20° posto tra i paesi meno performanti nella gestione dei rifiuti in Europa tra i 12 paesi membri che hanno basse performance di gestione dei rifiuti: - politiche deboli o inesistenti di prevenzione dei rifiuti, - assenza di incentivi alle alternative al conferimento in discarica e - inadeguatezza delle infrastrutture per il trattamento dei rifiuti.

13. i sei paesi membri che occupano i primi posti della classifica: - tasse sul conferimento in discarica e/o divieti di smaltimento in discarica per alcuni materiali riciclabili. - il sistema di tariffazione puntuale. - l’applicazione di legislazioni di responsabilità estesa del produttore che assoggettano i produttori a pagare i costi economici generati dal ciclo di vita completo dei loro prodotti, fine vita incluso.

14. solamente il 16% dei Comuni italiani ha raggiunto o superato nel 2014 l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata (previsto per legge al 2012) Il sistema CONAI ha fatto il suo corso. L’accordo Anci Conai non porta ai Comuni le risorse necessarie per una RD finalizzata al riciclo di materia, il sistema per una serie di interessi in conflitto non ha nella riduzione e nel riciclo l'obiettivo economicamente più conveniente. Così come non agevola il sistema di tariffazione nella raccolta.

15. Il ruolo che giocano le aziende produttrici nella riduzione della produzione e/o nella produzione a basso impatto ambientale è altissimo ed imprescindibile quando il prodotto o il packaging arrivano allo scaffale i giochi sono ormai fatti. La partita si gioca quasi tutta a monte, alla produzione. I nostri obbiettivi ambiziosi necessitano di un cambio di modello culturale di coesistenza e di consumo ma anche di disposizioni legislative innovative, capaci di proiettarci in una nuova visione circolare dell'economia.

16. AD OGGI i Comuni italiani ricevono dal Conai i corrispettivi più bassi di Europa anche tenendo conto degli aumenti introdotti con l’ultimo accordo siglato difficilmente copriranno più di un terzo paesi europei dove la responsabilità del produttore non si estende agli enti Germania, Austria, ed nord Europa dove gli enti locali non si occupano della raccolta degli imballaggi I produttori devono organizzarla e pagarne i costi per intero. INOLTRE Il C.A.C. italiano risulta tra i più bassi a livello europeo come affermato dallo stesso Conai questo non favorisce il riciclo ma la produzione indiscriminata ed incontrollata di beni con un costo ambientale molto alto che viene quasi del tutto esternalizzato. (nel DDL Concorrenza AS 2085 – art. 37 che modifica art. 221 del TUA – SOSPENDE L’obbligo del pagamento CAC nelle more dell’approvazione del Progetto e dell’approvazione del sistema)

17. COSA FARE? Fondamentale è spostare il costo ambientale a monte, nella responsabilità del produttore, "responsabile" del peso ecologico del bene prodotto ed immesso sul mercato per tutto il suo ciclo di vita Il peso ecologico dovrà tradursi in un costo ambientale valutato su tutto il ciclo di vita estrazione, produzione, recupero, riciclo eventuale smaltimento. Allargare l'idea di riciclo oltre le strette frontiere dell'imballaggio che pure ha un costo ed un peso importante sulla produzione dei rifiuti, a tutti i rifiuti e beni immessi in consumo. Cambiare il sistema dei consorzi in sistemi autonomi, in cui sia garantita la partecipazione di tutti i portatori di interessi compresi i riciclatori, e non solo dei produttori, a cui dovrà essere sottratta la proprietà dei rifiuti. Il CONAI dovrà essere sostituito da un Agenzia del Riciclo pubblica, che verificherà tra l'altro l'adozione da parte dei comuni di sistemi efficaci di raccolta, che lavorerà in stretta collaborazione con un Centro di Ricerca che si occuperà di valutare le caratteristiche dei materiali immessi in produzione d in commercio

18. Il Costo Ambientale del prodotto • dovrà essere pagato dal produttore • dovrà essere riportato in etichetta per rendere responsabile anche il consumatore nei suoi acquisti. Il costo ambientale dovrà essere valutato • sulla quantità di materia prima utilizzata • sull'indice di riutilizzo del bene, • sull'indice di riciclabilità di questo, • sulla difficoltà di raccolta, cernita e pulizia, • sulla quantità di CO2 emessa dal prodotto dalla sua produzione al suo smaltimento.

19. Il C.A. sarà la vera molla verso al eco progettazione • verso la ricerca di materiali e prodotti sempre meno impattanti • Verso un ciclo di vita più lungo e performante • per un uso diffuso di materia riciclata • per una ricerca di soluzioni in simbiosi industriale • verso il minor impatto e la migliore performance, che vorrà dire minori costi (per tutti) Il fine ultimo sarà quello di spostare tutta la fiscalità sui rifiuti da valle a monte, verso zero tasse sui rifiuti per un riciclo totale







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