sabato 18 febbraio 2017

Gazzetta dell'Adda del 18 febbraio 2017 - Pagina Capriate San Gervasio

URBANISTICA
Leolandia e Crespi, riunione fiume in Regione I flussi di traffico sotto la lente d’ingrandimento.
Urbanistica Operatori, funzionari e Comuni procedono a marce forzate per definire gli accordi di programma.

Più il traffico delle volumetrie.
E’ su questo aspetto che si è concentrata maggiormente l’attenzione nel corso dell’incontro fiume che ha visto confrontarsi in Regione i funzionari dell’ente, gli operatori dei due progetti di sviluppo che interesseranno il parco di divertimenti di Leolandia e la riqualificazione della fabbrica di Crespi, e le delegazioni dei Comuni di Capriate e di Brembate.
L’incontro è durato sei ore e ha riguardato i due sviluppi soprattutto dal punto di vista del traffico.
Un aspetto particolarmente sentito sia dall’Amministrazione di Capriate, sia da quella di Brembate...


SPACCIO
Droga nascosta nel cestino dei rifiuti. Arrestato un 32enne in via XXV Aprile.

Nascondeva la droga in un cestino dei rifiuti, ma i carabinieri lo hanno «pizzicato» lo stesso.
I guai per Y.B. un marocchino di 32 anni, ufficialmente residente a Bolzano, sono iniziati martedì pomeriggio della scorsa settimana quando il nordafricano è stato preso in flagrante dai carabinieri di Villa d’Almè che lo hanno arrestato e portato nel carcere di via Gleno a Bergamo...


LAVORI
Compensazione A4.
Al via i lavori, Capriate attende.

Ruspe e tecnici al lavoro lungo l’alzaia a Trezzo.
Sono finalmente iniziati i lavori per le opere di compensazione ambientale per la quarta corsia dell’A4.
Per il momento l’intervento sta interessando il territorio del Comune di Trezzo nell’area del Parco Adda Nord, ma a Capriate sperano di vedere presto anche in città l’avvio dell’intervento che interesserà via Privata Crespi, la strada che, dal centro cittadino porta al Villaggio Operaio...


EDUCAZIONE
Judo, i ragazzi lo praticano a scuola.

Il corso, terminato pochi giorni fa, è stato promosso dalla polisportiva.
La palestra della scuola elementare «Manzoni», come il Kodokan di Tokyo.
Dalla fine di novembre alla metà di febbraio le lezioni di educazione fisica per i ragazzi di quinta elementare sono state molto diverse dal solito. Invece di praticare pallavolo o basket, infatti, i ragazzi hanno seguito un corso di judo, promosso dalla Polisportiva e portato avanti dal maestro del Judo Coral, Gregorio Imperatore e dai suoi collaboratori Nicola Colombo e Carlo Scotti...


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10 motivi per usare l'open source a scuola

Cos'è il software libero e perché proporlo a scuola? Oltre alla definizione, sono proposte 10 buoni ragioni per sostenere tra i banchi il software libero e open source.


Purtroppo tra i banchi di scuola alla domanda “Quanti di voi conoscono il software libero?” le mani che si alzano sono sempre troppo poche, non sempre per colpa degli studenti. Partiamo quindi dallo specificare che il software libero non è il software gratis. Libero si riferisce alla libertà di usare il programma (da cui ne discende spesso la gratuità), di studiare come è stato scritto visto che le righe di codice che lo compongono sono pubblicate e possibili da consultare, di migliorare il software contribuendo a correggere eventuali difetti o a integrare con nuove funzioni e a ridistribuire, ovvero “passare” il programma a qualcuno affinché questi lo possa installare sul suo computer. Tutte libertà che non si hanno con il software proprietario. Ma perché preferire software libero a scuola? 10 ragioni possono bastare?

1. Software libero è consapevolezza
. Ci si lamenta spesso di quanto i ragazzi oggi usino app, Rete, tablet senza avere la minima cognizione degli strumenti che sono diventati parte integrante delle loro giornate. L'open source aiuta a comprendere come nascono i software, come si evolvono e quanto siano necessarie conoscenze, competenze, impegno per usarli al meglio.

2. Software libero è libertà digitale. Non possiamo permetterci di crescere i ragazzi nutrendoli con programmi e app che danno assuefazione e che non consentono loro una vera scelta dello strumento migliore da usare. Tanto per fare un esempio: se i ragazzi in classe useranno solo Microsoft Office cresceranno pensando che Excel sia sinonimo di foglio di calcolo e non sapranno utilizzare altro che quello.

3. Software libero è collaborazione
. Spiegare come nasce un progetto open source significa far comprendere l'importanza del lavorare insieme, unire le forze, collaborare per veder crescere un progetto comune. Software libero non è individualismo ma lavoro collettivo.

4. Software libero è condivisione. Lo scambio di conoscenze e competenze è uno dei valori più forti alla base del software libero. Il mettere in comune una cosa che si conosce al fine di trovare nella comunità qualcuno che possa arricchirci con qualcosa che non sappiamo è una delle opportunità più grandi che i ragazzi dovranno saper cogliere in futuro.

5. Software libero è inclusione. L'adozione di open source a scuola non può riuscire senza un'adeguata formazione di insegnanti e studenti, in un processo di inclusione che non lascia indietro gli insegnanti “meno digitali”, gli studenti che hanno un pc vecchio e non hanno un tablet di ultima generazione, i genitori che hanno così l'opportunità di “digitalizzare” i ragazzi senza spendere un patrimonio.

6. Software libero è creatività. Per questa ragione è sufficiente riportare le parole di Renzo Davoli dell'Università di Bologna: “Occorre ripensare all'intero processo educativo: non possiamo permetterci di perdere la creatività delle giovani generazioni; è un tesoro troppo prezioso. In tutto questo il software libero c'entra”. C'entra proprio perché programmazione è creatività e vedere il codice scritto da altri e sforzarsi di trovare soluzioni che possano migliorarlo sviluppa la creatività.

7. Software libero è educazione. Educare alla legalità è un bisogno primario, soprattutto a scuola. Avere in aula multimediale software pirata come purtroppo spesso accade nelle scuole non è certo il miglior modo di dare il buon esempio.

8. Software libero è risparmio. Questa che alcuni potrebbero immaginare come la ragione primaria non è invece la più importante. Lo diventa nel momento in cui i fondi risparmiati in acquisto di licenze di software proprietari si reinvestono in formazione per studenti, genitori e insegnanti.

9. Software libero è rispetto delle norme. Essendo la scuola una pubblica amministrazione, anche questa dovrebbe rispettare le norme contenute nel Codice dell'Amministrazione Digitale e in particolare quella che impone di scegliere, a parità di qualità, software in riuso o libero rispetto al proprietario. Norma spesso disattesa, purtroppo, si sa.

10. Software libero è coraggio. Insegnare ai ragazzi il coraggio della libertà di essere liberi, di poter scegliere una strada diversa da quella che magari segue, in modo insensato, la massa è fondamentale.


Tratto da un articolo di di Sonia Montegiove presidente LibreItalia



martedì 14 febbraio 2017

Tutti gli effetti del CETA su ambiente e salute

Domani l’UE vota l’accordo di libero scambio con il Canada: aprirà le porte agli arbitrati internazionali, favorendo enormemente gli investitori.


L’approvazione del CETA metterà all’angolo gli stati europei dando pieni poteri alle multinazionali d’oltreoceano. L’accordo sul libero scambio con il Canada che l’UE voterà domani potrebbe avere conseguenze devastanti per l’ambiente e la salute dei cittadini europei, la cui voce sparirebbe tra i corridoi dei tribunali per gli arbitrati internazionali. A fare chiarezza nel dedalo di formule legali e commi di cui è costituito l’accordo ci pensa Corporate Europe Observatory (CEO), organizzazione no-profit che monitora i meccanismi di lobbiyng e i rapporti con le multinazionali delle istituzioni del continente. E lo fa con un report, pubblicato oggi, che parte da un caso reale: quello della miniera d’oro di Rosia Montana.


La miniera d’oro di Rosia Montana

CEO prova a mettere nero su bianco quello che potrebbe succedere dopo l’approvazione del CETA in tutti quei casi in cui le proteste dei cittadini contro maxi progetti dal controverso impatto ambientale riescono a bloccare l’azione dei governi, ma lasciano contenziosi aperti con le grandi compagnie che li portano avanti. Il caso di Rosia Montana, paesino della Romania, è emblematico. Si trova sopra a quella che l’azienda canadese Gabriel Resources vorrebbe trasformare nella più grande miniera d’oro d’Europa, grazie alle centinaia di tonnellate di metallo prezioso presenti nelle viscere delle montagne della Transilvania.
Un piano che fin da subito ha destato timori per l’inquinamento da cianuro, sostanza largamente usata nell’attività estrattiva, e per la deforestazione. Nei 16 anni di vita prevista della miniera verrebbero impiegate 240mila t di cianuro, di cui 130 kg verrebbero immessi ogni giorno in atmosfera. E minaccia, oltre al disastro ambientale, anche una perdita culturale irreparabile, visto che per tirar fuori l’oro i minatori dovranno demolire gallerie di epoca romana, un pezzo di storia del paese.


Cosa succederà con il CETA

Dopo 16 anni di proteste (che avevano ottenuto rilevanza nazionale nel 2013, proprio come quelle contro la corruzione di queste settimane), gli abitanti hanno convinto il governo a bloccare tutto. Ma Gabriel Resources ha fatto ricorso a un arbitrato internazionale , chiedendo a Bucarest i danni per la mancata realizzazione: una cifra astronomica, 4 mld di euro, pari al 2% del PIL della Romania. Visti i precedenti negli arbitrati, è probabile che il governo perda la causa e tutto il peso ricada sui cittadini.
Cosa cambia con il CETA? L’accordo facilita ulteriormente quel canale parallelo per la soluzione delle controversie che è l’arbitrato internazionale fra stato e investitore (ISDS)proprio come farebbe il TTIP – e rende più semplice per le grandi corporation avere la meglio. Secondo CEO – che usa gli stessi argomenti della campagna italiana contro l’accordo, StopCETA – vengono protetti più i diritti degli investitori che quelli dei cittadini e degli stati, spesso usando una formulazione vaga la cui interpretazione può essere adattata volta per volta. Per fare alcuni esempi, il testo del CETA prevede il diritto dell’investitore ad “un giusto ed equo trattamento” da parte dello stato, senza specificare meglio i confini del “giusto ed equo”. Allo stesso modo protegge le “legittime aspettative” dell’investitore: per lo stato diventa quindi difficile bloccare un progetto, a meno che non si voglia imbarcare in un arbitrato.
Un’occasione per tutte quelle aziende che hanno già consolidati interessi in Europa. E non sono poche. CEO calcola che 8 aziende Usa su 10 (cioè più di 40mila) potranno usare il CETA per portare in tribunale i paesi membri tramite le loro sussidiarie canadesi. A rischio sono in particolare i settori estrattivo e dell’oil&gas, dove gli investimenti canadesi in UE sono significativi. Per tutte queste compagnie la vera miniera d’oro potrebbe non essere il progetto in cui investono, ma i fiumi di denaro che gli stati saranno costretti a sborsare come risarcimento.

Da: www.rinnovabili.it